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Crunchbang una distro linux che termina lo sviluppo…

10 Feb

La fine di un progetto, quello di Crunchbang, mi mette tanta tristezza.

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Ma perchè ha chiuso?
Ufficialmente è stato dichiarato che  il termine dello sviluppo della distribuzione sono per motivi che riguardano principalmente l’arrivo di nuovi progetti “light” come ad esempio LXDE (ed in futuro LXQt).

Ma cosa dire a tutti coloro che ne hanno apprezzato le caratteristiche, che ne hanno fatto un uso ma che non hanno mai fatto nulla per supportare una distribuzione?

Parlo ovviamente di una semplice donazione che avrebbe dato agli sviluppatori una marcia in più…

L’italianità purtroppo è ancora troppo legata al “prendo tanto è gratis” e nessuno (esclusi pochi che ci credono) cliccano sul pulsantino di donazioni… però tutti spendono x delle app inutili sul cellulare che costa fior di euro… una mentalità secondo me che è dura a morire… siamo troppo pochi noi che ci crediamo e riusciamo a donare pochi euro per un progetto che comunque sia è costato ore di lavoro…

E che dire ancora sui parassiti del software libero? quelli che prendono e non danno, quelli che si limitano a fare i benpensanti, sempre pronti a criticare e spettegolare su ogni cosa.Quelli a cui non va bene niente, quelli che vorrebbero gli effetti speciali, stelline e cubi rotanti, ma col cavolo che fanno qualcosa per migliorare questo mondo.Quindi perchè è morta Crunchbang? Crunchbang, secondo me, è morta perchè il software libero è fatto di luoghi comuni duri a morire. E smettiamola di chiamarlo Free, parola schifosissima perchè equivoca. Il software libero è tale perchè a codice aperto e non perchè gratuito. Etichettarlo come software gratuito significa condannarlo a morte.
(cit – Luigi Iannoccaro)

 
7 commenti

Pubblicato da su 10 febbraio 2015 in Monfy-Mate

 

7 risposte a “Crunchbang una distro linux che termina lo sviluppo…

  1. Pietro Alemanno

    10 febbraio 2015 at 22:06

    Piu che non usare la parola ‘free’, sarebbe meglio spiegare la differenza tra free e Free, tra “gratuito” e “libero”; e queste con Open (Source, ma non solo), che e ancora un’altra cosa. Ma al di là di questo, non so che Crunchbang non avrebbe comunque chiuso; tieni conto che il tuo giudizio fa molto riferimento alla realtà italiana, ma più probabilmente è altrove quella che ha più influito sulla decisione… 😉
    Condivido la tristezza, ma tengo a bada lo scoramento: spesso in questi casi, poco dopo, spunta un fork di un gruppo di coraggiosi, e si ricomincia…

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  2. sal lykan Maledetto

    10 febbraio 2015 at 22:42

    è normale che io parli di una realtà italiana, non conosco le altre realtà, ma se tutto il mondo è paese… sarà uguale ovunque…

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  3. francescodondi

    11 febbraio 2015 at 16:22

    Per una volta che qualcuno fa qualcosa per ridurre la frammentazione di Linux.
    E se davvero convenisse che tutti usno Debian?

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  4. sal lykan Maledetto

    11 febbraio 2015 at 16:39

    credo che se tutti usassimo un solo sistema linux ci ritroveremmo ad avere tre OS per pc: debian, mac e win … e la libertà di scegliere? dove la mettiamo?

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  5. Franco Fait

    14 febbraio 2015 at 1:43

    Quando sento parlare di frammentazione , a me vien solo la bile , è sempre la solita banale scusa per cercar di giustificare la propria mancanza di idee e progettualità , la solita preferenza per la pappa pronta scodellata senza movere un dito. Per prima cosa le distribuzioni di base fra le quali c’ è Debian sono una manciata in tutto , stan sulle dita d’ una mano e 2 dita avanzano pure. Tutte indistinamente le altre sono derivazioni di una di queste , e la parte del leone a farla sono proprio Ubuntu e Debian . Per seconda cosa , tutte le principali derivate sono composte da gruppi più o meno numerosi che sono comunque attivi con la distribuzione sulla quale han posto la loro base e partecipano al suo sviluppo , ivi incluso il piccolo gruppo che ha portato avanti Crunchbang che di fatto alla resa dei conti è Debian sotto ogni aspetto, ed a Debian ha dato tanto , senza nulla chiedere in cambio . Quando poi certe sortite del cavolo le sento fare da un giovane allora si che è veramente da tristezza , a vent’ anni idee innovative proprie e testardaggine nel voler cercar di portarle avanti dovrebbero essere patrimonio immancabile. Inutile lametarsi che non c’ è lavoro se non si è più in grado di reinventarselo , il lavoro da se arriva solo se si è creativi e testardi nel voler portare avanti idee e progetti scaturiti dalla propria testa , fino alla fine.

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  6. Pietro Alemanno

    14 febbraio 2015 at 14:23

    Concordo al 100%
    Tra l’altro… Ubuntu è una derivata, siccome a sentir parlare certe persone sembra che senza di Ubuntu Linux non l’avrebbe mai usato nessuno, ha senso poi lamentarsi delle derivate che “frammentano” o addirittura, dato che sarebbero “troppe”, spaventano e allontanano la nuova utenza? Quando proprio una buona fetta della nuova utenza è approdata a Linux grazie ad una derivata?
    Mi permetto la solita specificazione anti-Ubuntu: i vantaggi -per ora-della frammentazione hanno ampiamente superato gli svantaggi, come detto da Franco gli sviluppatori apportano grandi cose alle “case madri”. Sapete quali sono gli unici sviluppatori che NON hanno mai apportato nulla alla loro “regina” (Debian)? Quelli di Canonical.
    Per cui se volete davvero limitare i danni della frammentazione, smettete di usare le *buntu.

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